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A passo di collaborazione

Il caso del percorso per i giovani del Distretto dell'economia civile

Presento un piccolo risultato che non può che stare dentro un blog che si chiama local&share. Lo presento non come celebrazione, ma come atto adottabile in altri contesti sia nel processo (soprattutto) sia nel risultato (anche). All'interno del Distretto dell'economia civile (che nel prossimo post introdurrò e racconterò nello specifico) che si sta sperimentando da un anno circa con Legambiente a Campi Bisenzio  (Fi)  è stato avviato un focus specifico su lavoro&giovani. Ovvero:

  • Come migliorare le condizioni per il lavoro in una città di quasi 50.000 abitanti?
  • Come far uscire i talenti?
  • Come rendere  inclusi i processi di autonomia giovanile?
  • Come connettere una città che ha nascite in positivo (è tra le cittadine in Italia con la più alta presenza giovanile) con il variegato e ricco mondo giovanile in termini soprattutto formativi e lavorativi? 

Bene...su queste impegnative domande si è costituito un tavolo di lavoro che in tempi diversi ha sviluppato un processo di partecipazione coinvolgendo più di 100 persone. Giovani studenti, giovani amministratori, giovani coworker,  alcuni opinion leaders e un po' di rappresentanti del terzo settore hanno:

  • elaborato un testo per una delibera attraverso lo stile della testimonianza. Ascolto una buona pratica che arriva da un'altra parte d'Italia, la discuto per tirarne fuori il modello, restituisco il risultato in forma di  testo che elenca le cose da fare da parte dell'Amministrazione.
  • avviato un percorso di discussione con la parte politica e la parte degli uffici sul contenuto della delibera.

In 6 mesi di lavoro il percorso partecipativo verso la delibera  è arrivato in fondo al suo iter con l'approvazione - vedi testo e allegato.

Un testo che apre a numerose strade “facilitanti” e abilitanti” processi legati al lavoro giovanile e che si manifesta formalmente così come è stato scritto dalle persone che hanno partecipato al percorso partecipativo.....proprio con tutti i temi confermati. Un punto di non ritorno anche per l'amministrazione locale che su quelle direttrici scritte si dovrà muovere da qui in avanti.

Credo che nel piccolo rappresenti una  buona pratica di valore che proprio per la sua semplicità ma anche per la sua capacità penetrativa può rappresentare un piccolo ma efficace canovaccio di lavoro trasferibile in altri contesti.

La mutazione del terzo settore per costruire contesti di innovazione aperta

 

In piena estate la Riforma del terzo settore sembra davvero arrivata alla sua definizione non solo d'impianto ma anche di struttura.

Se da un lato i decreti mettono gambe alla riforma dall'altro ci dicono molto anche dal punto di vista dell'orizzonte e quindi dell'impianto culturale che questa nuova prova richiesta al mondo del noprofit, stimola e richiede.

Parlando in un certo modo di crowdfunding, di reti associative, di convenzioni, di fondi, di social bonus si disegna una dimensione più collaborativa tra i vari attori, più orizzontale e meno “dipendente” dal Pubblico ma fatta da più pubblici potenziali.

E si chiede di credere e puntare su due fattori strategici fondamentali: il massimo coinvolgimento dei beneficiari e la partecipazione attiva all'amministrazione territoriale.

Traiettorie queste che ben si sposano con il filone che spinge per un'idea di bene comune da pensare, gestire e sviluppare in forma collaborativa

A una lettura più approfondita dei decreti si ha la chiara sensazione che l'impianto culturale è di fatto completamente mutato da logiche passate e schemi di relazione tradizionali.

Le dimensioni che la riforma disegna sono rivoluzioni “sharing” potremmo azzardare a dire.

Siamo di fronte infatti a nuovi modelli che si svilupperanno attraverso 5 dimensioni di senso:

  • l'orizzontalità: un sistema che tende a sviluppare al massimo i rapporti relazionali in una dimensione di ecosistema favorevole. Il nuovo 5x1000, l'impresa sociale e il coinvolgimento dei propri lavoratori, l'impianto delle convenzioni...
  • l'ibrido: una “famiglia” che già nella sua nuova definizione unisce e mette insieme potenzialmente soggetti diversi ma accomunati da stesse logiche di vita nella comunità. La definizione di ETS, l'Impresa sociale, la fondazione....
  • lo sconfinamento: Una rete di soggetti a cui viene richiesto maggiore capacità di penetrazione nei contesti e maggiori responsabilità di comunità. Le reti associative, i CSV, allargamento del concetto di svantaggio...
  • il civismo: Una riforma che incide su un potenziale molto più vasto. I titoli di solidarietà, i social bonus, la nuova dimensione del volontariato....
  • l'innovazione sociale: Regole, norme, possibilità che raccontano che il successo si ha se si lavora su un nuovo modo di affrontare il problema oltre la correlazione stretta e condizionante Pubblico/Privato. Ancora l'Impresa sociale, il crowdfunding, le radio e i beni immobili....

Si apre davvero una nuova dimensione sfidante dove le nuove istanze chiedono un mutualismo più orientato all’impatto sociale, capace di trasformare l’energia dei giovani e le istanze della cittadinanza attiva in nuove governance orizzontali e disintermediate a base territoriale capaci di lavorare con l’inclusione come leva dell’innovazione nei territori

 

La Comunità che diventa unità di misura

C'è una spinta collaborativa che in Italia sta generando rinnovate comunità. E questo grazie anche a indicatori ricorrenti.

Le social street crescono (siamo a 460 circa contro le 170 del 2014 e solo per accennare all'impatto sono 23.000 gli iscritti nelle 71 presenti a Milano, i co-working aprono a ritmo continuo (solo la rete cowo ne ha 123 in 72 città), con l'ultima legge di stabilità si sono aperte le possibilità di diventare b-corporation (30 già attive, 160 in attesa di certificazione e 60 le benefit. Da considerare che inizio 2016 le b-corp erano solo 9, il crowdfunding vale in Italia oggi 90 milioni di euro.

Parto con questi dati perchè ci sono letture di tendenze che a volte ti sembrano aghi in un pagliaio. Dati e eventi troppo deboli per poter sembrare significativi. Ci sono però altre situazioni dove la progressione di cose che accadono in maniera continua e progressiva, permettono di guardare positivamente avvenimenti che si palesano in forma più o meno evidente.

Oggi per esempio se guardiamo i dati con cui inizia questo contributo e cosa sta succedendo in termini di creazione di comunità (comunità costruite sulle relazioni, non chiuse, permeabili, fondate sulla collaborazione fra le persone, non contrapposte ma semmai alternative, che nascono per motivi economici, sociali, culturali) possiamo senz'altro dire che intorno a questa ritrovata esigenza, prima culturale e poi operativa, si stanno muovendo giovani, contesti, amministrazioni, società organizzata e soprattutto società informale.

Le Regioni si interrogano (vedi opencollabora in Toscana), le Amministrazioni si muovono (vedi la crescita dei Regolamenti sui beni comuni e dei  patti territoriali monitorati sul sito labsus.it), le comunità reagiscono (vedi le cooperative di comunità), i cittadini si organizzano (vedi realtà varie da “genuino clandestino” a “Rena”), gli imprenditori promuovono (vedi le ultime esperienze di welfare aziendale (il libro di Marco Magnani “terra e buoi dei paesi tuoi” edito da Utet del 2016 riporta numerosi esempi in merito), i co-working crescono (in numero e soprattutto in “vocazione”), gli “ibridi” si presentano (vedi socialfare centro per la nascita di startup a Torino dove il Presidente è un sacerdote).

E in tutto questo il punto di partenza e di arrivo è la comunità, un'unità di misura che dà la cifra per comprendere se questo o quel  contesto si sviluppa o si sta rimettendo in piedi.

E' un significato particolare che diamo oggi a termine Comunità. Particolare perchè paradossalmente rappresenta il punto di riferimento  iniziale ma anche l'obiettivo ultimo.

E' chiaro che  questa  trama comunitaria è fondamentale per consolidare lo sfondo e i riferimenti su cui lavorare o proporre idee e progetti ma altrettanto importante è osservare attentamente le cose che accadono ritrovando poi gli elementi ricorrenti che su questa trama hanno deciso di poggiare.

In questa osservazione da me realizzata negli ultimi 2 anni su molte esperienze di innovazione e mutazione in giro per l'Italia risultano alcuni “ingredienti vincenti” che si ripetono e che meritano attenzione:

  • il nuovo deve essere piccolo, aperto e non condizionato; le nuove organizzazioni di persone sono fondate su una relazione forte fra chi vi partecipa, fra chi vi partecipa e il contesto, fra chi vi partecipa e le Istituzioni.
  • la logica imprenditoriale, sociale, culturale deve essere dentro stessi sistemi di collaborazione; non si pensa più frazionando i settori ma si progetta in una logica di sistema.
  • gli innovatori non sostituiscono ma contaminano il tradizionale; le cose che hanno valore riescono a mettere insieme (per esempio) una piattaforma sharing e un servizio tradizionale socio-sanitario.
  • il Pubblico ha il ruolo di favorire ecosistemi favorevoli; è l'apertura alle possibilità a scapito della burocratizzazione la chiave di volta delle nuove Amministrazioni lungimiranti e accoglienti.
  • l’approccio al lavoro deve essere squisitamente formativo; le persone che crescono dentro questi nuovi sistemi vivono l'esperienza lavorativa come una scuola permanente.
  • nel sistema devono essere presenti attivatori di processi; i sistemi fecondi di costruzione di risposte sono stimolati e accompagnati da attivatori che contribuiscono all'abilitazione del territorio e dei partecipanti al processo.

Questi non sono 6 indicatori rigidi, sarebbe un errore valutarli tali. Ma sono punti di riferimento a cui aggiungerne altri sempre con un approccio attento più che a catalogare a osservare le cose che accadono. E... fondamentale...sempre utilizzando la comunità come riferimento primo e ultimo.

Povertà educative: quando la risposta si alimenta di collaborazione

Sembra che una delle parole più usate nel 2017 all'interno dei dibattiti e degli incontri tra gli attori del terzo settore sia “collaborazione”. Forse più usata di “rete” e di “sinergia” che negli ultimi anni erano, e lo sono ancora, centrali nella narrazione di un welfare centrato sulla comunità.

Questa ricorrenza, come altre, è forse figlia di una grande riflessione intorno all'economia sharing che da tempo provoca il nostro terzo settore, lo interroga in qualche modo, lo stimola all'innovazione, lo stuzzica sulla parte relativa alla sua reale capacità di stare nel mezzo della comunità.

E forse, di questo inizio a esserne convinto, questi stimoli, interrogativi e provocazioni stanno lavorando sulla mutazione delle nostre organizzazioni e dei nostri processi semplicemente con la capacità  risvegliare modi di stare nella comunità come lo scambio, la densità relazionale,  la reciprocità produttiva per entrambe le parti, la disintermediazione.

E forse, l'idea di guardare i temi sociali, le progettualità, i presidi sociali territoriali, le strutture, ecc con una nuova capacità di pensarli “collaborativi” può non provocare cambiamenti tecnologici o di strumenti (come la sharing ci insegna) ma senz'altro cambiamenti di approccio e di relazioni con il contesto.

Su questo allego un draft realizzato per lavoro fatto con l'Università di Firenze per un approfondimento a livello europeo sulle nuove emergenze e la capacità di risposta dei servizi sociali.

Il tema è la povertà educativa, il setting è il nostro del terzo settore e la risposta si alimenta di proposte collaborative.

Leggi il documento di Carlo Androlini su sistemi collabortivi e povertà educative

 

 

Le ricorrenze del cambiamento

L'energia sfidante di situazioni, cose e modi che stanno accadendo

Oggi, di passaggio, guardando le cose che accadono, riusciamo a farci un'idea di quali siano alcuni elementi ricorrenti laddove riescono a partire alcuni processi che riguardano il lavoro, la realizzazione di idee imprenditoriali, di scommesse che riguardano il proprio futuro e la propria autonomia lavorativa e sociale, di sviluppo della propria impresa che è collegato con lo sviluppo del proprio contesto di vita, ecc.

Sono processi innovativi nel senso che colgono nel procedere alcune dimensioni di nuova economia, di modelli alternativi allo sviluppo fino ad oggi dominante.

Non si ritengono spesso in contrapposizione ma senz'altro in alternativa.

Sono processi decretati spesso da preoccupazioni sul proprio futuro che si trasformano però da preoccupazioni a azioni positive.

E' il mondo che mi capita di vedere in quei contesti che parlano di fabbriche culturali, rigenerazione urbana, sistemi collaborativi, nuove start up...ma anche cooperative sociali che si ripensano, cooperative di comunità che si generano in territori che si mettono in gioco e….devo dire...anche in un mondo che abbiamo sempre chiamato "economia" ma che nelle sue pieghe molteplici differenze. Perché proprio nel mondo economico tradizionale si affaccia e forse si rende sempre più consapevole un altro pezzo molto interessante che è l'economia civile. L'economia cioè che vede nella comunità e nel suo sviluppo un elemento imprescindibile, che vede nell'attenzione alle persone un elemento su cui “perdere” tempo e risorse, che vede nell'idea del lavoro uno strumento della società in cui viviamo e non un oggetto a sé.

In questo osservare a cui non segue una pretesa di catalogazione, alcune cose, come dicevo all'inizio, capitano e per meglio dire capitano spesso.

Sono “ricorrenze” che evidenzio perché ognuno si possa rivedere in esse e possa immaginare quanto queste rispondono a un modo possibile di stare e agire.

Riguardano i sistemi di contesto con cui il progetto si relaziona, la tipologia di organizzazione che nasce o che si ripensa, il sistema pubblico di riferimento, la cornice delle risorse per fare le cose, gli aspetti legati alla persona e al suo modo di porsi davanti alla fragilità del contesto.

Li schematizzo e non li commento perchè il lavoro sarebbe in continuo aggiornamento mentre ritengo assai più interessante lasciar spazio alla forza della suggestione che hanno le parole e le espressioni in sé.

Contesti o aree di riferimento

Le ricorrenze che troviamo nelle “cose” che accadono

I sistemi di contesto

  • Membri e non più destinatari, clienti, utenti
  • beni comuni nel contesto di avvio o comunque collegati all'idea
  • elementi di innovazione che hanno molto a che fare con il ritrovamento
  • la partecipazione sostituita dalla collaborazione
  • l'attenzione alla comunità e allo sviluppo danno la cifra, e non la tipologia di soggetto (vedi terzo settore...)
Le organizzazioni
  • Piccole
  • altamente attaccate al contesto fisico di riferimento
  • con ruoli di abilitatrici
Sistema pubblico
  • Presente nei processi se in grado di fare da “ecosistema favorevole”
Cornice delle risorse e di chi può “contribuire”
  • Allargata perchè comprendente il Pubblico inteso come persone, cittadini, contesto
  • funzionante se con nuovi strumenti richiesti al mondo finanziario
  • sinergica se basata su fiducia e territorio
La persona
  • Un modo positivo di approcciarsi alla cultura dell'errore
  • una libertà dalla burocratizzazione del lavoro
  • il lavoro come formazione continua
  • il non dimensionarsi a eventuali strumenti futuri (pensione...)
  • la capacità di stare in una dimensione che prevede “cambi” di lavoro . E quindi una sorta di capacità di vedere la frammentarietà come positiva (che significa adattabilità e resilienza)
  • uno stile “3R” - reazione, relazione, riscatto

E' chiaro che queste dimensioni ricorrenti danno la cifra di come deve essere diverso l'approccio, rinnovato.

C'è un percorso avviato quindi. Ci sono esperienze che raccontano. L'importante è avere grande capacità di osservazione e l'accortezza di annotare, per ogni esperienza vista, le cose che accadono e che spesso ri-accadono, anche con intensità e impronte diverse, da un'altra parte.

 

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